Estrema regione del Sud d'Italia, non corrisponde alla percezione che di essa hanno i contemporanei. Solo al tempio dello splendore culturale magno-greco percezione e realtà coincidevano: l'archeologìa e la letteratura antica ne hanno consacrato la veridicità.
La Calabria è la punta dello stivale. Si protende fra il mare Tirreno e il mare Ionio come un bastione montuoso, fatto di rocce in buona parte granitiche. L'Appennino Calabrese s'innalza fin quasi a 2.000 m, troppo poco per essere dotato di un manto perenne di ghiacci, come le cime alpine, ma abbastanza perchè le copiose precipitazioni degli inverni mediterranei ricoprano di neve le sue sommità arrotondate ed i suoi altopiani.
Ai due mari mille torrenti portano un tributo d'acqua e di alluvioni, costruendo brevi pianure litoranee ai piedi delle pareti di roccia. Quì ci si immerge in acque incredibilmente limpide, dotate di meravigliosi colore tra il verde e l'azzurro: le stesse tinte e profumo dei boschi della montagna e del cielo sovrastante.
In tempo molto lontano il territorio fu dimora dai greci, cartaginesi, romani, bizantini, arabi, normanni, fenici, saraceni che hanno lasciato tracce del loro passaggio in strutture, costumi e lingua. Ricadi, fino al 1799, fu un villaggio di Tropea, e dopo, con decreto 4 maggio 1811 fu istitutita come comune.
Purtroppo in un paesaggio di tanta bellezza la natura è stata poco prodigia di risorse economiche verso l'uomo. La Calabria è la più povera delle regioni italiane, ed è quella dove l'emigrazione è stata più intensa.
Per noi la Calabria era rappresentata dai "paesi" vicini a Capo Vaticano: Tropea, la ben chiamata "Perla della Calabria" con il balcone sul mare vedendo Santa María dell'Isola, Ricadi con le sue spiaggie scendendo dalla montagna, Barbalaconi, Spilinga, Coccorino, Coccorinello, Nicotera; nomi che tutti hanno sentito ma pochi dei discendenti di Carlo Lazzaro e Carmela Megna hanno avuto la soddisfazione di conoscere.
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Il dialetto calabrese:
È certamente uno dei dialetti più ricchi di influenze linguistiche: latino, greco, saraceno, arabo, spagnolo, tedesco, francese, che hanno lasciato tracce assolutamente trascurabili e talora di difficile interpretazione. Un dialetto che con sicurezza ha cambiato col passo del tempo. Per le figlie di Carlo e Carmela il dialetto calabrese era il loro quotidiano, e le maggiori di esse lo capivano. I nipoti soltanto ricordano alcune parole e delle parolaccie: màmmata (tua mamma), paita (tuo padre), sòreta (tua sorella), ciucciariello (asino, ciuco), non saccio niente (non so niente).
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Cibi e dolci:
Fra i cibi sono sempre ricordati le tagliatelle della "nonna" Carmela; fatti a mano e tagliati col coltello. I tipici peperoncini e il capicollo e la soppresata. Fra i dolci: bocconotti, chjinullille, ccu-ri-ciciri, cicirata, cumpìttù, giurgiulena, ccu-mele-ficu; ed altri fatti con miele e dei confetti.
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San Antonio di Padova, protettore della Calabria:
Preghiera: "Ricordati, o Signore, della Tua perenne misericordia e, per intercessione di S. Antonio nostro protettore, degnati di aiutarci e consolarci. Benedici le nostre famiglie e il nostro lavoro, vieni in soccorso alla nostra debolezza tenendo lontane le malattie e i pericoli dell'anima e del corpo, nell'ora del dolore e della prova aiutaci a rimanere forti nella fede e nel Tuo amore. Esaudisci, o Dio, questa preghiera, te la presentiamo con fiducia perchè avvalorata dalle preghiere e dai meriti del nostro caro Santo. Amen".

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